Educare alle emozioni! Perché?

La società di oggi ci mette troppo spesso davanti a casi di mancanza di sensibilità, a volte di umanità. A cosa è dovuto e cosa possiamo fare per bloccare questo fiume di desensibilizzazione? Una risposta si può trovare nei bambini, si tutto parte sempre da loro. 

Come fare?

In principio le regole, già perché queste si dimostrano necessarie per la crescita dei bambini che diventeranno adolescenti più sicuri. Ai genitori a volte può sembrare brutto dover dare regole ai propri figli provocando anche pianti disperati, possibilmente ci si interroga su come questo possa dare dei buoni risultati.

In effetti tramite esse si pongono dei limiti, si mettono dei freni alla volontà, il che in prima battuta può sembrare negativo, ma per un cervello in continuo sviluppo com’è quello dei bambini in realtà si rivela di aiuto in quanto crea un’asse di stabilità, fornisce una base solida e sicura su cui poter sperimentare. Il pianto però è tanto doloroso per il figlio quanto per il genitore, se quest’ultimo si ferma con lo sguardo al presente.

I limiti imposti in famiglia, infatti, offrono al bambino la possibilità di sperimentare la frustrazione in un ambiente controllato, sicuro e confortevole. Questo permetterà di crescere più forte e sicuro di se stesso, perché quando si troverà a dover affrontare il mondo, senza il guscio protettivo della vita famigliare non sarà privo di risorse. Creare delle basi solide, delle regole coerenti lo aiutano ad orientarsi e cosa importante bloccano un meccanismo ben conosciuto, quello del volere tutto subito. Già da piccoli, rispettando tempi e bisogni del bambino, si può educare all’attesa. Ciò comporterà la nascita del desiderio. Importantissima per la costruzione di idee, ideali e obiettivi da adolescenti.

L’educazione emotiva permette tutto questo.

Svolge nei confronti del mondo la funzione di “vaccino emotivo”. Il fatto che a provocare il pianto, la sofferenza per la regola imposta siano i genitori, di comune accordo, con limiti concordati per ottenere obiettivi a lungo termine, permette di sperimentare le emozioni negative in un ambiente non ostile, ma al contrario amorevole e contenitivo. Questo meccanismo metterà il bambino, futuro adulto in condizione di non temere di sperimentare sensazioni spiacevoli, perché grazie all’esperienza fatta in casa avrà la consapevolezza di saperle affrontare, anche se adesso dovrà farlo da solo.

Il fatto che il genitore non corra quando il figlio vuole ottenere qualcosa ( se questo è alla sua portata e non rientra tra i bisogni fondamentali ) lo aiuterà a capire che è in grado di farcela da solo. Imparerà ad avere fiducia nelle proprie capacità e nel tempo ad avere fiducia di se stesso. Che ciò avvenga già in famiglia permette di bilanciare tra l’accoglienza dei bisogni necessari che devono sempre essere soddisfatti e l’esperienza di piccole frustrazioni. Questo gli consentiranno da adulto di sopportare le delusioni imposte dalla realtà cercando nel proprio bagaglio di risorse, costruito nel tempo con l’aiuto dei genitori, quelle utili ad affrontare le situazioni anche spiacevoli. 

Bisogna quindi lasciarlo piangere ?

Dipende, va compreso il motivo per cui il bambino sta facendo quel “capriccio” in quella determinata situazione e in quel momento. Il pianto è una forma di comunicazione e va interpretata come tale. Caso per caso si deve comprendere con quel pianto cosa il bambino vuole dire ai propri genitori, per poter rispondere nel modo più corretto. Se si tratta di una necessità va sicuramente accolto e consolato, mai negare il proprio affetto, è il principale elemento di cui si nutre un bambino. Diverso è se si tratta semplicemente di un’opposizione alla regola data. In quest’ultimo caso sarebbe bene con un bambino piccolo che non ha un vocabolario ampio per spiegare le proprie emozioni, che sia il genitore a metterla in parole al posto suo, spiegargli che probabilmente si sente in un determinato modo, arrabbiato, deluso, irritato, per un motivo e che in alcune situazioni ci si può sentire così.

Il messaggio da dare è che si tratta di un’emozione al pari di quelle piacevoli, va provata e con il tempo si imparerà a controllare le reazioni comportamentali rendendole accettabili a livello sociale. Cosa che qui dimostra un ruolo importante è non cedere, sempre nel caso in cui si tratti di un capriccio fine a se stesso, se si è dato una regola è bene mantenersi coerenti. Questo darà senso di solidità, sicurezza e farà capire che ci sono davvero dei limiti e non si possono oltrepassare. È osservando il comportamento dei genitori, anche nei suoi confronti che il bambino apprende ad essere sicuro, coerente, sincero, disponibile, chiaro ed empatico.

Per ottenere questo è sempre utile aiutarli ad esprimere al meglio le loro emozioni, in base all’età si può anche farlo in modo più approfondito, questo li renderà capaci di saperle riconoscere, passo fondamentale per saperle anche individuare negli altri. Allo stesso tempo va evitato di trascurarle, minimizzarle o ridicolizzarle. Le emozioni del bambino vanno valorizzate, sminuire ciò che provano crea confusione o per quelli più grandi imbarazzo. E’ bene invece incoraggiarli, rivolgere loro dei complimenti, dimostrare di non aver timore di mostrare le proprie emozioni così impareranno a farlo a loro volta. In questo modo cominceranno a sviluppare un atteggiamento empatico, il primo passo per comportarsi in modo comprensivo, sensibile e civile con gli altri.